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Montopoli di Sabina (Rieti), scoperto un acquedotto romano nel sito della Villa dei Casoni

Redazione

Scoperta a Montopoli di Sabina, in provincia di Rieti, dove è stato individuato acquedotto di epoca romana all’interno dell’area archeologica della Villa dei Casoni. A comunicarlo sono il Ministero della Cultura e la Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, in una nota. Il ritrovamento è il risultato delle attività di ricerca e studio condotte dalla stessa Soprintendenza , che coordina gli scavi, in collaborazione con il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio.

Il ritrovamento consente di chiarire in modo puntuale il sistema di approvvigionamento idrico di una villa di grande rilievo nel quadro dell’insediamento romano in Sabina, confermando indicazioni note da secoli ma mai verificate sul terreno.

La villa dei Casoni e il suo assetto

Databile all’età repubblicana, la Villa dei Casoni si sviluppava su due terrazze digradanti. La terrazza inferiore ospitava il giardino, con un ninfeo e una piscina circolare, mentre quella superiore era destinata alla residenza, con criptoportico, cubicoli e tablino.

Foto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti

La presenza di strutture idrauliche antiche e della cosiddetta Fonte Varrone era già stata segnalata alla fine del Settecento e nel corso dell’Ottocento da diverse fonti storiche. Solo oggi, però, grazie all’indagine topografica sistematica e alle ripetute ricognizioni condotte sul territorio, è stato possibile individuare con certezza non solo la fonte, ma anche l’acquedotto e le sorgenti che alimentavano l’intero complesso.

L’acquedotto e il sistema sotterraneo

Le indagini speleologiche hanno portato all’identificazione di un articolato sistema idraulico sotterraneo, costituito da cunicoli scavati nel conglomerato naturale. Il sistema si trova a circa 300 metri dalla villa ed era destinato alla captazione e al drenaggio delle acque.

Foto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di RietiFoto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti

Come spiegato da Cristiano Ranieri, presidente del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, le acque provenienti dalle sorgenti venivano convogliate in una cisterna, che fungeva anche da vasca limaria, per poi essere redistribuite alle diverse utenze della villa. Fino a pochi decenni fa, queste stesse sorgenti alimentavano il fontanile della “Fonte Varrone”.

Secondo Ranieri le caratteristiche del sistema, riconducibili a un antico abitato sabino, indicano che l’area era frequentata prima della romanizzazione. L’acquedotto si inserisce dunque in continuità con le pratiche idrauliche precedenti la conquista romana.

Cosa succederà adesso

Secondo Nadia Fagiani della Soprintendenza ABAP, la scoperta offre nuovi elementi per comprendere l’organizzazione idraulica di una delle ville più importanti della Sabina. L’utilizzo della tecnologia LiDAR permetterà di ottenere una mappatura tridimensionale completa dell’intero sistema sotterraneo, mettendolo in relazione con le strutture murarie e gli ambienti della villa.

Lo studio di un’opera idraulica così antica consentirà inoltre di ampliare le conoscenze sugli insediamenti sabini, i cosiddetti vici, e sulle modalità di gestione delle risorse idriche prima della piena integrazione nel mondo romano.

Il contesto di studi

Il ritrovamento si inserisce in un più ampio quadro di ricerche condotte sull’area della Villa dei Casoni, già interessata in passato da campagne di indagine non invasive e attività di studio coordinate dal Dipartimento di Studi Classici dell’Università di Basilea, sotto la direzione di Sabine Huebner.

La scoperta dell’acquedotto rappresenta un tassello decisivo per la comprensione del sito e del territorio di Montopoli di Sabina, facendo riemergere il ruolo tutt’altro che marginale della Sabina antica, dotata di infrastrutture complesse e caratterizzata da una lunga tradizione insediativa.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicati stampa ufficiali del Ministero della Cultura e della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti
#acquedottiRomani #archeologia #MontopoliDiSabina #notizie #patrimonioArcheologico #Sabina #scavi #scaviArcheologici #scoperte #SoprintendenzaABAPRomaERieti #villeRomane
acquedotto Villa dei CasoniEntrata di una grotta in una parete rocciosa, circondata da foglie e vegetazione.Esploratore in una grotta con stalattiti, illuminato da una lampada frontale.Galleria stretta con pareti di roccia stratificata e soffitto irregolare, che crea giochi di luce.
2026-01-31

🐏🐏🐏 🔥 𝗔𝗹𝗮𝗿𝗶 𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗲 𝗰𝘂𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗼𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼: dallo scavo di via degli Zabarella 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗱𝗼𝘃𝗮 𝗱𝗶 𝟮。𝟲𝟬𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮

#Padova #archeologia #Patavium #Veneto antico #scavi #scaviarcheologici

📷Foto: © Archivio Sabap Pd-Tv-Bl

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storiearcheostorie.com/2026/01

Convegni | “Archeologia in Valle Olona. Novità e ricerche a Castelseprio e Castiglione”

Redazione

Il Museo della Collegiata di Castiglione Olona (Varese) ospita venerdì 6 febbraio 2026 l’importante convegno “Archeologia in Valle Olona”, dedicato agli ultimi scavi archeologici effettuati a Castelseprio e a Castiglione Olona. Gli studiosi presenti riferiranno le novità emerse dalle recenti campagne indagini sul sito patrimonio Unesco e nell’area della Collegiata. Il convegno è ad accesso libero e gratuito, senza prenotazione. Di seguito il programma.

ARCHEOLOGIA IN VALLE OLONA. Novità e ricerche a Castelseprio e Castiglione

PROGRAMMA

9.00- Saluti istituzionali e apertura dei lavori
Rosario Maria Anzalone – Direttore regionale Musei nazionali Lombardia
Giuseppe Scotti – Responsabile Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Milano
Beatrice Maria Bentivoglio-Ravasio – Soprintendente ABAP CO, LC, SO, VA

9.20 – Prima sessione
Alfredo Lucioni – già Università Cattolica del Sacro Cuore e CSPA Varese
Castelseprio e Castiglione: ascesa e declino di due centri di potere nel Seprio medievale

Daniela Locatelli – Soprintendenza ABAP CO, LC, MB, SO, VA
Sabrina Luglietti, Matilde Vanetti, Alice Faccin, Federica Pruneri – Archeo Solutions
Ricerche archeologiche al Museo della Collegiata. Appunti per una storia di Castiglione Olona

Mauro Reali – Liceo Banfi di Vimercate
Un servo del Municipium Comum, da Castiglione Olona

10.30 – Seconda sessione
Luca Polidoro – Direzione regionale Musei nazionali Lombardia
Stefania Felisati, Paolo Sbrana – Studio Ar.Te.
Le indagini archeologiche nell’avancorpo della chiesa di San Paolo a Castelseprio

Federica Matteoni, Chiara Pupella, Marco Sannazaro, Mauro Vessena – Università Cattolica del Sacro Cuore
Quando nasce Castelseprio? Prime considerazioni sulla fase tardoantica della “Casa medievale”

Alexandra Chavarria Arnau, Gian Pietro Brogiolo, Maurizio Marinato – Università degli Studi di Padova
Nuovi dati sulla chiesa di San Giovanni (campagna di scavo 2025)

Caterina Giostra – Università Cattolica del Sacro Cuore
Delfina Consonni, Leonardo De Vanna – Archeologi liberi professionisti
Mario Rottoli, Elisabetta Castiglioni – Laboratorio di Archeobiologia di Como
Giovanna Bosi, Paola Torri, Marta Mazzanti – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Scavi e ricerche presso la casa-forte: un aggiornamento

Francesco Muscolino – Direzione regionale Musei nazionali Sardegna
Novità epigrafiche da Castelseprio

12.20 – Discussione conclusiva

12.40 – Visita al complesso della Collegiata di Castiglione Olona

Per informazioni: www.museocollegiata.it

Leggi anche

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https://storiearcheostorie.com/2025/10/20/scoperte-archeologiche-castelseprio-2025/

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Castelseprio scaviManifesto dell'evento di archeologia intitolato 'Archeologia in Valle Olona', che si tiene il 6 febbraio presso il Museo della Collegiata di Castiglione Olona. L'immagine mostra un sito di scavi archeologici circondato da alberi.
2026-01-29

⚒️ Riprendono le ricerche archeologiche nelle Grotte di Pertosa-Auletta, uno dei contesti sotterranei più singolari d’Europa.

Gli scavi seguono il corso del fiume sotterraneo e indagano frequentazioni dall’età del Bronzo all’epoca romana.

#Archeologia #PertosaAuletta #EtàDelBronzo #Speleoarcheologia #Cultura #Scavi

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storiearcheostorie.com/2026/01

2026-01-22

Scoperti quattro accampamenti romani in Germania: nuove prove della presenza oltre l’Elba

Monete, chiodi delle caligae e tracce di strutture e fossati rivelano una presenza romana più profonda del previsto nei territori germanici

Elena Percivaldi

22 Gennaio 2026

Che le legioni romane si siano spinte più volte in Germania, oltre il Reno e fino all’Elba, è cosa ben nota dalle fonti. Quello che mancava, finora, era la controprova fisica della loro presenza: tracce materiali chiare e riconoscibili, attribuibili con certezza all’esercito romano. In Sassonia-Anhalt, tra il Nordharz e il medio corso dell’Elba, questo vuoto si è finalmente colmato grazie alle indagini condotte dal Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie, che hanno portato alla scoperta, ad Aken, Trabitz e Deersheim, dei resti di quattro accampamenti da marcia romani, i primi finora documentati nella regione.

Le campagne romane in Germania

Già in età augustea, tra il 13 a.C. e il 9 d.C., Roma aveva tentato di trasformare l’area oltre il Reno in una provincia stabile, la Germania Magna. Conosciamo dalle fonti le spedizioni di Druso (9 a.C.), Lucio Domizio Enobarbo (3 a.C.) e Tiberio (5 d.C.), così come è celebre la brusca interruzione dei progetti di espansione imperiale dopo la disfatta di Teutoburgo del 9 d.C. – il celebre disastro di Varo narrato da Tacito – che comportò la drammatica perdita di tre intere legioni. Per secoli, tuttavia, l’archeologia ha restituito solo indizi indiretti e sporadici, in particolare monete e i chiodi fissati sotto le suole delle caligae, le ben note e iconiche calzature dei legionari, che spesso venivano smarriti durante le marce.

Germania libera nell’area dell’attuale Sassonia-Anhalt dal 60 a.C. al 180 d.C. Sono segnalati i percorsi di marcia delle truppe romane, ricostruiti sulla base di reperti monetali. © Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt, Klaus Pockrandt, Nora Seeländer.

Nel III secolo d.C., con la formazione di nuove confederazioni germaniche e, dal 233, l’acuirsi delle minacce ai confini imperiali, Roma fu costretta a tornare all’offensiva. Secondo le fonti coeve Caracalla (211-217 d.C.) e Massimino il Trace (235 al 238 d.C.) organizzarono nuove spedizioni, ma finora le prove archeologiche sono sempre state labili.

Disegno della planimetria documentata del potenziale accampamento romano di Trabitz (sopra) e ricostruzione della sua disposizione generale (sotto). © Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt, Martin Freudenreich.

Accampamenti “da manuale”

La svolta è arrivata proprio dagli ultimi scavi, che hanno individuato due campi nei pressi di Aken, uno a Deersheim e uno a Trabitz. Tutti e quattro, spiegano gli archeologi, presentano le caratteristiche tipiche degli accampamenti da marcia, strutture altamente standardizzate che ne permettevano la costruzione in tempi rapidi: perimetro rettangolare con angoli arrotondati, suddivisione ortogonale con il quartier generale (principia) al centro e un tratto di fossato protetto da un bastione difensivo (titulum) situato davanti ai passaggi delle porte.

Ingresso dell’accampamento di Trabitz con il caratteristico “titulus” . (Credit: GeoBasis-DE / LVermGeo ST, Datenlizenz Deutschland – Namensnennung – Version 2.0 (govdata.de/dl-de/by-2-0).)

La scoperta è avvenuta a partire dal 2020 esaminando un’immagine satellitare del territorio di Aken. Alla raccolta dei dati provenienti da altre immagini satellitari e dalle prospezioni geofisiche sono seguiti gli scavi veri e propri, che hanno riportato alla luce i quattro accampamenti, caratterizzati da fossati larghi fino a 1,8 metri, e un numero significativo di reperti metallici, oltre 1.500. Tra questi spiccano molti frammenti di fibule, diverse monete e – ancora una volta – i chiodi fissati sotto le suole delle caligae, che agevolavano la presa sul terreno durante le interminabili marce effettuate dai soldati su suoli spesso accidentati. La “firma” inconfondibile, insomma, dei legionari.

Profilo di un tipico fossato romano a forma di V, accampamento da marcia di Aken 1. © Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt, Thomas Koiki.

Caracalla oltre il Limes

I reperti sono databili all’inizio del III secolo d.C. Eloquente, a tal proposito, un denario di Caracalla riemerso a Trabitz, che consentirebbe di ricollegare gli accampamenti alla spedizione condotta nel 213 d.C. nella Rezia per fermare le incursioni degli Alemanni lungo il Limes germanico. Una campagna militare che si concluse vittoriosamente per i romani e valse a Caracalla il titolo di Alamannicus.

Monete coniate sotto gli imperatori Antonino Pio (138-161 d.C.), Marco Aurelio (161-180 d.C.) e Caracalla (211-217 d.C.) © Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt, Anika Tauschensky.

L’importanza delle scoperte, spiegano gli archeologi del Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie, è cruciale sul piano storico. I dati raccolti finora consentivano infatti di localizzare la presenza delle legioni soltanto entro l’area del Limes e nelle sue immediate vicinanze. Le nuove scoperte indicano invece che penetrarono molto più profondamente nel territorio germanico, spingendosi fino al medio bacino dell’Elba.

Carta geofisica della posizione dell’angolo del fossato nell’accampamento di Deersheim. © Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt, Eastern Atlas.

Le ricerche proseguiranno nei prossimi mesi e promettono di ridefinire il ruolo della Sassonia-Anhalt come snodo strategico delle operazioni militari romane nel cuore d’Europa. E ancora una volta confermano il ruolo cruciale dell’archeologia non solo per la puntuale verifica di quanto tramandato dalle fonti, ma anche per la possibilità di andare oltre.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie – Comunicato stampa ufficiale

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accampamenti romani in GermaniaMappa geografica che mostra corsi d'acqua, aree montuose e punti di interesse contrassegnati da cerchi rossi.Due rettangoli sovrapposti tracciati con linee nere su sfondo bianco, con una scala in basso che mostra misure in metri.Immagine aerea di un campo agricolo con strisce verdi e marroni.
2026-01-22

📍 𝗜 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗲 𝗘𝗹𝗯𝗮? 𝗦ì❟ 𝗲 𝗹𝗼 𝗱𝗶𝗺𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶

✅ Scoperti in Germania quattro accampamenti da marcia. Al loro interno fossati, strutture difensive, monete e i chiodi delle scarpe dei legionari

Foto: ©Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt

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storiearcheostorie.com/2026/01

2026-01-20

Graffiti di gladiatori e amori quotidiani: la vita di Pompei svelata grazie alle tecnologie digitali | IL VIDEO

Elena Percivaldi

Nel quartiere dei teatri di Pompei, in un semplice corridoio di passaggio che collegava l’area teatrale alla via Stabiana, stanno riemergendo frammenti preziosi della vita quotidiana, dei gladiatori ma anche delle persone ordinarie. Non grandi affreschi né architetture monumentali, ma scritture spontanee, incise sugli intonaci: amori dichiarati (e, chissà, magari non corrisposti…), offese, invocazioni agli dei, riferimenti a combattimenti nelle arene. Tracce di un uno spazio pubblico intensamente vissuto, e oggi tornate nuovamente leggibili grazie alle tecnologie digitali applicate all’archeologia.

Veduta d’insieme dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

Guarda e ascolta l’intervista a Zuchtriegel

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei racconta la scoperta dei graffiti dei gladiatori

https://youtu.be/I-9Dhf3vdlU

Un ambiente scavato da oltre due secoli, ma ancora capace di parlare

Il corridoio fu scavato alla fine del XVIII secolo, nel 1794, ed è uno dei luoghi più frequentati dai visitatori del sito. Proprio per questo, non ci si attendevano ulteriori scoperte. Eppure, attraverso nuove metodologie di documentazione, è stato possibile rileggere sistematicamente le pareti, portando a quasi 300 iscrizioni, tra le circa 200 già note e 79 nuove identificazioni.

Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

Tra i testi emergono storie personali come l’iscrizione “Erato amat…” (“Erato ama”… Chissà chi?), allusioni a relazioni amorose, frasi di scherno, inviti, battute oscene e riferimenti a combattimenti gladiatori, che trasformano il corridoio in una sorta di bacheca collettiva dell’antica Pompei.

Qui e sotto, il graffito in cui si legge “Erato Amat” (©Parco Archeologico Pompei)

Il progetto “Bruits de couloir” e l’archeologia delle scritture informali

Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

Lo studio rientra nel progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) e Marie-Adeline Le Guennec (Université du Québec à Montréal), in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei. Le ricerche, condotte nel 2022 e nel 2025, hanno adottato un approccio multidisciplinare, integrando epigrafia, archeologia, filologia e le cosiddette “digital humanities” (informatica umanistica).

ULTIM’ORA: Nuova scoperta a Fano, ecco i dettagli

https://storiearcheostorie.com/2026/01/19/basilica-vitruvio-fano-scavi/

L’uso di una griglia virtuale ha permesso di analizzare i rapporti spaziali e tematici tra le iscrizioni, restituendo la logica di frequentazione e interazione sociale dello spazio.

Il luogo del ritrovamento (in rosso) (©Parco Archeologico Pompei)

RTI e conservazione digitale: vedere ciò che l’occhio non vede

Fondamentale è stato l’impiego della RTI – Reflectance Transformation Imaging, una tecnica di fotografia computazionale che consente di leggere incisioni impercettibili a occhio nudo, anche su superfici degradate. Questa metodologia non solo consente nuove letture, ma rappresenta uno strumento decisivo per la conservazione digitale di un patrimonio fragile e vulnerabile.

Uno dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

È in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, offrendo un ambiente digitale per lo studio, l’annotazione e la futura fruizione pubblica delle iscrizioni.

Graffito dei gladiatori (©Parco Archeologico Pompei)

Tecnologia e tutela: il futuro della memoria pompeiana

Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, a Pompei sono note oltre 10.000 iscrizioni, un archivio straordinario della vita vissuta. Per questo è prevista anche la realizzazione di una copertura protettiva del corridoio, destinata a preservare gli intonaci e a consentire una visita integrata, in cui archeologia e tecnologia dialoghino senza mediazioni spettacolari, ma con rigore scientifico.

📘 Fonte della notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Parco Archeologico di Pompei

    Il nostro articolo è una sintesi divulgativa della fonte scientifica citata.

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graffiti pompei gladiatori amoreMurales antichi con strati di colori giallo, rosa e grigio su una parete, con una scala fotogrammetrica sopra.Strada stretta in un antico sito archeologico con pareti di pietra e affreschi sbiaditi.graffiti gladiatori Pompei amore
2026-01-19

🏛️ 𝗢𝗿𝗮 è 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: 𝗮 𝗙𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗕𝗮𝘀𝗶𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗩𝗶𝘁𝗿𝘂𝘃𝗶𝗼

Dagli scavi di piazza Andrea Costa emerge la Basilica descritta nel "De Architectura": l’unico edificio attribuibile con certezza al grande architetto romano.

#Vitruvio #ArcheologiaRomana #Fano #ArchitetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Scavi #Marche

➡️ Leggi tutti i dettagli su Storie & Archeostorie:

storiearcheostorie.com/2026/01

2026-01-19

A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano

Elena Percivaldi

E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.

All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.

Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno

Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.

Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.

SCOPRI ANCHE: Ultim’ora – Graffiti di gladiatori e amori quotidiani a Pompei: guarda il video della scoperta

https://storiearcheostorie.com/2026/01/20/pompei-graffiti-gladiatori-amori-scoperte/

Le strutture: colonne monumentali e piano superiore

La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.

Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.

La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.

Un percorso di ricerca avviato da tempo

L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.

La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.

Prospettive di studio e valorizzazione

Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.

La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.

Tutte le foto: ©MiC

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Basilica VitruvioGruppo di archeologi al lavoro in un sito di scavi, con indumenti ad alta visibilità, mentre esaminano resti archeologici e strutture in muratura.Scavi archeologici in corso con tra i partecipanti che osservano, alcune persone in divisa da lavoro e scavi visibili sul terreno.Una strada in fase di ristrutturazione con scavi visibili. Alcuni operai e passanti si trovano sul luogo dei lavori. Gli alberi sono spogli e circondati da reti di protezione.
2026-01-15

Vasche monumentali, un sacello e tombe repubblicane: nuove scoperte archeologiche in via di Pietralata, nel suburbio orientale di Roma | LE FOTO

Elena Percivaldi

Vasche monumentali, un sacello e tombe repubblicane. Nel corso degli scavi di archeologia preventiva avviati dalla Soprintendenza Speciale di Roma nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata, sta emergendo un contesto archeologico di straordinaria importanza. Le indagini, iniziate nell’estate del 2022 e tuttora in corso, stanno restituendo una porzione significativa del suburbio orientale di Roma, documentandone l’occupazione continua dal V–IV secolo a.C. fino al I secolo d.C., con presenze più sporadiche tra II e III secolo d.C.

La vasca est vista dal drone (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Il progetto, diretto scientificamente da Fabrizio Santi per la Soprintendenza, interessa un’area complessiva di circa quattro ettari, dei quali poco più di un ettaro ha già restituito strutture monumentali, contesti funerari e infrastrutture viarie inserite in un paesaggio segnato dalla presenza di un corso d’acqua confluito nell’Aniene.

Un asse viario di lunga durata tra età repubblicana e imperiale

Uno degli elementi strutturanti del contesto è un asse stradale orientato nord-ovest/sud-est, articolato in due tratti distinti. Il primo, più vicino all’attuale via di Pietralata, presenta un battuto in terra; il secondo, in prossimità di via Feronia, è ricavato direttamente nel banco tufaceo.

La strada doveva essere in uso già in età più antica, ma le prime evidenze di una regolarizzazione sistematica risalgono al III secolo a.C., quando viene realizzato un poderoso muro di contenimento in blocchi di tufo, sostituito nel secolo successivo da una struttura in opera incerta. In età imperiale, nel I secolo d.C., il percorso viene nuovamente rinnovato con un nuovo battuto e delimitazioni in opera reticolata.

Resti di strada (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Nel tratto scavato nel tufo sono ancora visibili solchi carrai, riferibili alla fase più antica di utilizzo. Il progressivo abbandono della strada è documentato dalla presenza, tra II e III secolo d.C., di tombe a fossa disposte lungo l’asse, segno di una perdita di funzione viaria e di una trasformazione del paesaggio.

La strada emersa dallo scavo (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Il sacello e il deposito votivo: un possibile culto di Ercole

Veduta del sacello (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Affacciato direttamente sull’asse stradale, lo scavo ha portato alla luce un sacello a pianta quadrangolare, di circa 4,5 × 5,5 metri, costruito in opera incerta di tufo e con tracce di intonaco sulle pareti interne. Al centro dell’edificio, in asse con l’ingresso, è emersa una base quadrata intonacata, interpretabile come altare, mentre sulla parete di fondo un avancorpo murario doveva sostenere una statua di culto.

La statuetta di Ercole (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

L’edificio sacro è stato realizzato sopra un deposito votivo dismesso, dal quale provengono teste e piedi fittili, statuine femminili e due bovini in terracotta.

Stipe votiva, dal sacello (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

L’insieme dei materiali, unito alla collocazione topografica e alla tradizione cultuale dell’area tiburtina, suggerisce una possibile dedicazione a Ercole, divinità ampiamente venerata lungo la Via Tiburtina.

Una delle statuette fittili a forma di bue (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Alcune monete in bronzo consentono di collocare la costruzione del sacello tra la fine del III e il II secolo a.C.

Ex voto dal sacello (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Un complesso funerario repubblicano di alto livello

Sul pendio tufaceo che degrada da via di Pietralata è stato individuato un complesso funerario unitario, articolato in due dromoi (corridoi) paralleli che conducono a due tombe a camera databili tra IV e inizio III secolo a.C.

Una delle due tombe di età repubblicana (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)(foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

La Tomba A presenta un ingresso monumentale con stipiti e architrave in pietra, chiuso originariamente da una lastra monolitica. All’interno sono stati rinvenuti un sarcofago e tre urne in peperino, accompagnati da un corredo che comprende una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta.

Tomba A con le urne (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)Tomba A: specchio (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)Tomba A: vasi (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

La Tomba B, probabilmente leggermente più recente, era chiusa da grandi blocchi di tufo. L’interno presenta banchine laterali per le deposizioni; tra i resti scheletrici si segnala un individuo adulto con evidenza di trapanazione chirurgica sul cranio, elemento di grande interesse bioarcheologico.

Tomba B (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Le due tombe dovevano essere originariamente caratterizzate da una facciata monumentale in blocchi di tufo, in parte asportati e reimpiegati già in età romana. La qualità architettonica e la monumentalità del complesso indicano l’appartenenza a una gens facoltosa, attiva in questo settore del suburbio.

Le vasche monumentali: funzioni ancora aperte

Particolarmente rilevante è la scoperta di due grandi vasche monumentali, databili al II secolo a.C., che pongono interrogativi complessi sulla loro funzione.

La vasca est, di circa 28 × 10 metri e profonda 2,10 metri, è costruita in opera incerta con rivestimento originario in intonaco bianco. Presenta nicchie voltate, un dolio inglobato nella muratura e una rampa in blocchi di tufo che non raggiunge il fondo. Era alimentata da un sistema di canalette collegate sia al corso d’acqua sia al pendio circostante. L’abbandono si colloca tra I e II secolo d.C.

Vasca est: panoramica (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)Vasca est vista dal drone (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

La vasca sud, scavata nel banco tufaceo, misura 21 × 9,2 metri con una profondità di circa 4 metri. È dotata di una rampa basolata di accesso, seguita da una seconda rampa in cementizio pavimentata con lastre rettangolari. Le analogie con la vasca di Gabii, interpretata come struttura a funzione sacra, aprono alla possibilità di un uso cultuale, anche se mancano al momento evidenze definitive.

Vasca sud (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)La vasca sud vista dal drone (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Prospettive di studio e valorizzazione

Lo scavo, ancora in corso, sarà seguito da uno studio complessivo finalizzato alla valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di restituire alla collettività un segmento significativo del paesaggio antico romano, in cui infrastrutture, culto e sepolture convivono in una relazione complessa e stratificata.

Nota: Gli scavi sono stati condotti sul campo da una squadra di archeologi della Società Kleos Srls: Davide Mancini e Valerio Spaccini coordinatori, Michele D’Alò, Daniele Micozzi, Mariele Proietti, Erika Pischedda, Andrea Zocchi, insieme ad operai specializzati della Cogetras. Lo scavo dei resti antropologici è stato svolto dall’antropologo Andrea Battistini.
PROPRIETÀ: CPI property group

SOPRINTENDENZA SPECIALE DI ROMA
Daniela Porro, Soprintendente Speciale
Fabrizio Santi, direttore scientifico dello scavo
Paola Serangeli e Fabrizio Corsi, assistenti

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Vista aerea di un sito archeologico con scavi in corso, circondato da vegetazione e recinzioni arancioni.Vista aerea di un terreno in fase di scavo, con linee di terreno smosso e un albero spoglio. Una strada è visibile sullo sfondo.Fossato archeologico con una regolare pendenza, accompagnato da un'asta di misurazione colorata e un oggetto metallico in primo piano.
2026-01-07

✝️ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗘𝗴𝗶𝘁𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗽𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗩𝗜-𝗩𝗜𝗜 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼: 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝗮 𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗼𝗻𝗮𝗰𝗶

#Archeologia #Egitto #Monachesimo #Bizantino #ArcheologiaCristiana #Copti #ScoperteArcheologiche #Scavi

ph: ©Ministry of Tourism and Antiquities, Egypt

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storiearcheostorie.com/2026/01

2025-12-30
2025-12-18

Pavoni, maschere teatrali e ambienti inediti: nuovi affreschi riaffiorano nella Villa di Poppea a Oplontis | TUTTE LE FOTO E I VIDEO

Elena Percivaldi

Ancora sorprese da Oplontis. L’articolato intervento di scavo e restauro in corso nel sito di Torre Annunziata sta restituendo nuove e sorprendenti informazioni sulla Villa di Poppea, una delle residenze aristocratiche più sontuose dell’area vesuviana. Al centro dell’attenzione è il cosiddetto “salone della Maschera e del Pavone“, ambiente di rappresentanza decorato in II stile pompeiano, da sempre noto per la raffinatezza del suo apparato pittorico.

La villa e le planimetrieStralcio planimetrico area di scavo con i nuovi ambienti; Oplontis villa A area scavo.Stralcio planimetrico area di scavo con ambienti numerati; Oplontis villa A area scavo.Stralcio planimetrico villa A ambienti 13-19 con ipotesi porticato; Oplontis villa A.Stralcio planimetrico giardino S-E ambienti 40-59; Oplontis villa A.

Dallo scavo, avviato di recente, stanno affiorando nuovi lacerti di affresco, con colori straordinariamente vividi: figure di pavoni, maschere sceniche e dettagli ornamentali che ampliano e precisano la lettura iconografica dell’ambiente.

Il cantiere di scavo. Dettaglio sezione Sud con evidenze geoarcheologiche; Oplontis villa A area scavo settore 3.

Nonostante le tracce presenti e gli sforzi interpretativi fatti al tempo dei primi scavi, il reale andamento di questo ambiente e di quelli vicini fino ad oggi conservava molte incertezze che l’attuale intervento di scavo potrà chiarire – spiega il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel –  oltre a mettere in luce nuove porzioni decorate con straordinari dettagli e colori, di cui già possiamo ammirare qualche anteprima.”

La video intervista a Zuchtriegel

https://youtu.be/aHAdyP2aNH8

Pavoni, maschere e simboli teatrali

Tra le scoperte più significative spicca una pavonessa integra, dipinta in posizione speculare rispetto al pavone maschio già noto sulla stessa parete. Di grande interesse anche i frammenti con una maschera della Commedia Atellana, identificata come Pappus, personaggio grottesco e caricaturale, in contrasto con le maschere tragiche presenti nello stesso salone.

La maschera di Pappus. Dettaglio maschera affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dettaglio ambiente 15, affresco in II stile “pavonessa” parete Ovest; Oplontis villa A area scavo settore 2.

Emergono inoltre porzioni di affresco con un tripode dorato inscritto in un oculus, motivo che trova un interessante confronto con un altro tripode, questa volta in bronzo, raffigurato su una parete opposta: un gioco di rimandi simbolici e decorativi che conferma l’altissimo livello culturale del programma figurativo.

Una parte degli affreschi rinvenuti

Giardini, nuovi ambienti e paesaggio antico

Lo scavo ha restituito anche le impronte di alberi, ottenute grazie alla tecnica dei calchi, che documentano un giardino organizzato secondo uno schema ornamentale rigoroso, in dialogo con il porticato meridionale. Le specie arboree potrebbero essere affini a quelle già individuate in passato, come l’olivo, confermando la continuità del progetto paesaggistico.

Calco dell’alberoCalco dell’albero

Di rilievo anche l’individuazione di quattro nuovi ambienti, che portano a oltre cento il numero complessivo dei vani noti, tra cui un ambiente absidato probabilmente collegato al settore termale. Interessante, infine, il riconoscimento di un paleoalveo, formatosi verosimilmente dopo l’eruzione del 1631, che aiuta a comprendere l’evoluzione del paesaggio urbano lungo l’attuale via dei Sepolcri.

Dettaglio tripode parte superiore (coperchio?) affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dettaglio facciata Nord colonna 6; Oplontis villa A area scavo settore 3.Dettaglio tripode parte inferiore affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.

Dai restauri emergono cromie intense e nuovi dettagli

Parallelamente allo scavo è in fase avanzata il restauro di due preziosi cubicola, ambienti destinati al riposo, decorati con stucchi, affreschi, volte dipinte e mosaici. Il primo presenta pitture in II stile con architetture illusionistiche e finti marmi; il secondo, in III stile, mostra fondi monocromi e motivi floreali ed era probabilmente in ristrutturazione al momento dell’eruzione.

I colori vividi degli affreschi della Villa di Poppea a Oplontis, riemersi anche grazie ai restauri

Gli interventi stanno restituendo cromie intense, dettagli pittorici e l’uso raffinato di pigmenti come il blu egizio, riportando alla piena leggibilità uno dei complessi decorativi più eleganti di Oplontis.

I risultati delle indagini sono illustrati in un articolo dell’e-journal degli scavi di Pompei, consultabile in Open Access.

La videointervista ad Arianna Spinosa, architetto e funzionaria responsabile del sito di Oplontis

https://youtu.be/Usztjf2ZHbc

Tutte le foto: ©Parco Archeologico Pompei

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Antonio Arcudi, Antonino Russo, Giuseppe Scarpati, Arianna Spinosa, Gabriel Zuchtriegel, Tra maschere e pavoni prime riflessioni sullo scavo del salone della Villa di Poppea ad Oplontis
  • 🏛️ Parco Archeologico di Pompei
  • 📚 E-journal Scavi di Pompei 13 (2025)
  • 🔗 Link all’articolo
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villa di Poppea Oplontis affreschiPanorama del sito archeologico di Oplontis, con vista su un'area di scavo e restauro, alberi e edifici circostanti.Mappa del sito della Villa di Poppea a Oplontis, mostrando le aree di scavo e restauro.Mappa della Villa di Poppea a Oplontis, con indicazioni sulle aree di scavo e restauro.
2025-12-12

🔥 𝗔 𝗚𝗲𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲 𝘂𝗻 𝗿𝗲𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼: 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗶𝗹𝗼 𝗱𝗮 𝗰𝗲𝗿𝗮𝗺𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗩 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗮。𝗖。❟ 𝗶𝗻𝘁𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝗶𝗮𝗰𝗶

⚒️ Un piccolo capolavoro che racconta culti e vita quotidiana della Sicilia greca.

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storiearcheostorie.com/2025/12

2025-12-05

🍴 𝗚𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗶 𝗱𝗶 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶?

🍇 Nuove scoperte nel quartiere servile di Civita Giuliana. Anfore di fave, cesti di frutta e sistemi di razionamento rivelano una gestione “scientifica” della forza lavoro nel grande quartiere servile della villa rustica alle porte dell’antica Pompei

@pompeii_parco_archeologico
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storiearcheostorie.com/2025/12

2025-11-28

Grecia, ecco la “Signora dal diadema capovolto”: nuove tombe del VII secolo a.C. con straordinari corredi riemergono in Beozia

Elena Percivaldi

Una vasta ricognizione archeologica preventiva condotta dalla Eforia delle Antichità di Ftiotide ed Evritania ha messo in luce, nei pressi del sito di “Spitia–Katavothra”, in Beozia (Grecia), un complesso funerario di età arcaica e classica e i resti di un piccolo insediamento fortificato coevo presso le rive del lago Copaide. L’area si trova circa sei chilometri a nord dell’antica Acrefia e del celebre Santuario di Apollo Ptoo citato da Erodoto (Storie, VIII, 135, 1).

(©Ministero della Cultura della Grecia)

La ricerca, diretta da Maria Papageorgiou con il coordinamento della soprintendente Efthymia Karantzali, rientra nelle indagini connesse alla realizzazione di un grande parco fotovoltaico della società METKA ATE. Come previsto dalla legislazione greca, la costruzione ha attivato un protocollo di tutela che si è rivelato decisivo: il progetto industriale ha infatti finanziato quasi integralmente lo scavo, consentendo un intervento capillare su un territorio ancora poco esplorato.

La necropoli: tombe a inumazione, cremazioni e corredi di prestigio

Finora sono state indagate quaranta sepolture, disposte in piccoli raggruppamenti. Si tratta di tombe a inumazione, cremazioni e sepolture con copertura in tegole, tipologie pienamente coerenti con l’evoluzione funeraria della Beozia tra VII e V secolo a.C.

Tomba della “Signora del Diadema capovolto” (©Ministero della Cultura della Grecia)

Il quadro che emerge dai ritrovamenti è quello di una comunità rurale prospera, probabilmente formata da proprietari terrieri commercialmente e culturalmente legati all’Acrefia arcaica. I ricchi corredi, composti da vasellame dipinto, oggetti in bronzo, osso e avorio, ambra e ornamenti metallici, confermano l’alto livello economico e sociale della comunità.

Corredo della Signora (©Ministero della Cultura della Grecia)

La “Signora”: il potere delle donne

La scoperta più eclatante è la tomba della cosiddetta “Signora dal diadema capovolto”, una sepoltura del secondo quarto del VII secolo a.C. appartenente a una giovane donna tra i 20 e i 30 anni. Il suo corpo era deposto in una fossa insieme a un eccezionale diadema bronzeo costituito da una larga lamina decorata con la tecnica a sbalzo, ornata da leoni affrontati e culminante in un grande rosetta solare al centro della fronte.

La decorazione con leoni del diadema (©Ministero della Cultura della Grecia)

In un gesto simbolico di grande forza, il diadema era stato collocato rovesciato, con i leoni in posizione capovolta. Un’inversione che, nelle letture antropologiche moderne, rievoca il tema della sospensione o della perdita del potere, della fine dell’autorità o della caduta del rango. Nella Grecia del VII secolo a.C., in una fase segnata dalla crisi della monarchia gentilizia e dall’ascesa delle aristocrazie locali, questo gesto rituale potrebbe aver voluto significare un cambiamento drastico avvenuto a livello dinastico o comunitario.

La kylix: al centro sono raffigurati dei galli 𝗚𝗿𝗲𝗰𝗶𝗮❟ 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗕𝗲𝗼𝘇𝗶𝗮 𝗹𝗮 𝘁𝗼𝗺𝗯𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 “𝗦𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗱𝗶𝗮𝗱𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗼𝘃𝗼𝗹𝘁𝗼”

La defunta era accompagnata da un corredo composto da numerosi monili in bronzo, due grandi fibule decorate con cavalli stilizzati, un grande pendente, elementi in ambra, avorio e osso, bracciali e anelli spiraliformi.

Una delle spettacolari fibule di bronzo (©Ministero della Cultura della Grecia)

A poca distanza è stata individuata anche la sepoltura di una bambina di circa quattro anni, anch’essa deposta con un piccolo diadema ornato da rosette. La ricchezza del corredo suggerisce un possibile legame familiare con la “Signora”.

Il cranio con il diadema della bambina (©Ministero della Cultura della Grecia)

Altri reperti di rilievo

Tra le altre tombe rinvenute, spicca quella di una donna del VI secolo a.C., deposta con una kylix “tipo Siana” decorata con figure di galli, e una oinochoe (vaso per vino) trilobata con figure mitologiche e con il dio Hermes rappresentato come psicopompo (guida e accompagnatore delle anime). Preziosi frammenti di coppe a vernice nera, recipienti bronzei e ceramiche di produzione acrefia completano il quadro.

L’oinochoe trilobata (©Ministero della Cultura della Grecia)

Fonte: Ministero della Cultura della Grecia

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signora dal diadema rovesciato beoziaScavo archeologico di una sepoltura contenente scheletro umano e oggetti funerari in un contesto di necropoli antica.Reperti archeologici in metallo e ceramica, tra cui un anfora, frammenti decorativi e altri oggetti, disposti su un fondo bianco con un righello per scala.
2025-11-24

⚒️ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗮 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗼𝗿𝗮❟ 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗶𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗿𝗲𝗮 𝘃𝗲𝘀𝘂𝘃𝗶𝗮𝗻𝗮

🏛️ Scavi, tutela e valorizzazione per ampliare le conoscenze sulla villa romana e migliorare il percorso di visita.

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@ercolanoscavi

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storiearcheostorie.com/2025/11

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