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2026-01-15

Vasche monumentali, un sacello e tombe repubblicane: nuove scoperte archeologiche in via di Pietralata, nel suburbio orientale di Roma | LE FOTO

Elena Percivaldi

Vasche monumentali, un sacello e tombe repubblicane. Nel corso degli scavi di archeologia preventiva avviati dalla Soprintendenza Speciale di Roma nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata, sta emergendo un contesto archeologico di straordinaria importanza. Le indagini, iniziate nell’estate del 2022 e tuttora in corso, stanno restituendo una porzione significativa del suburbio orientale di Roma, documentandone l’occupazione continua dal V–IV secolo a.C. fino al I secolo d.C., con presenze più sporadiche tra II e III secolo d.C.

La vasca est vista dal drone (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Il progetto, diretto scientificamente da Fabrizio Santi per la Soprintendenza, interessa un’area complessiva di circa quattro ettari, dei quali poco più di un ettaro ha già restituito strutture monumentali, contesti funerari e infrastrutture viarie inserite in un paesaggio segnato dalla presenza di un corso d’acqua confluito nell’Aniene.

Un asse viario di lunga durata tra età repubblicana e imperiale

Uno degli elementi strutturanti del contesto è un asse stradale orientato nord-ovest/sud-est, articolato in due tratti distinti. Il primo, più vicino all’attuale via di Pietralata, presenta un battuto in terra; il secondo, in prossimità di via Feronia, è ricavato direttamente nel banco tufaceo.

La strada doveva essere in uso già in età più antica, ma le prime evidenze di una regolarizzazione sistematica risalgono al III secolo a.C., quando viene realizzato un poderoso muro di contenimento in blocchi di tufo, sostituito nel secolo successivo da una struttura in opera incerta. In età imperiale, nel I secolo d.C., il percorso viene nuovamente rinnovato con un nuovo battuto e delimitazioni in opera reticolata.

Resti di strada (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Nel tratto scavato nel tufo sono ancora visibili solchi carrai, riferibili alla fase più antica di utilizzo. Il progressivo abbandono della strada è documentato dalla presenza, tra II e III secolo d.C., di tombe a fossa disposte lungo l’asse, segno di una perdita di funzione viaria e di una trasformazione del paesaggio.

La strada emersa dallo scavo (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Il sacello e il deposito votivo: un possibile culto di Ercole

Veduta del sacello (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Affacciato direttamente sull’asse stradale, lo scavo ha portato alla luce un sacello a pianta quadrangolare, di circa 4,5 × 5,5 metri, costruito in opera incerta di tufo e con tracce di intonaco sulle pareti interne. Al centro dell’edificio, in asse con l’ingresso, è emersa una base quadrata intonacata, interpretabile come altare, mentre sulla parete di fondo un avancorpo murario doveva sostenere una statua di culto.

La statuetta di Ercole (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

L’edificio sacro è stato realizzato sopra un deposito votivo dismesso, dal quale provengono teste e piedi fittili, statuine femminili e due bovini in terracotta.

Stipe votiva, dal sacello (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

L’insieme dei materiali, unito alla collocazione topografica e alla tradizione cultuale dell’area tiburtina, suggerisce una possibile dedicazione a Ercole, divinità ampiamente venerata lungo la Via Tiburtina.

Una delle statuette fittili a forma di bue (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Alcune monete in bronzo consentono di collocare la costruzione del sacello tra la fine del III e il II secolo a.C.

Ex voto dal sacello (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Un complesso funerario repubblicano di alto livello

Sul pendio tufaceo che degrada da via di Pietralata è stato individuato un complesso funerario unitario, articolato in due dromoi (corridoi) paralleli che conducono a due tombe a camera databili tra IV e inizio III secolo a.C.

Una delle due tombe di età repubblicana (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)(foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

La Tomba A presenta un ingresso monumentale con stipiti e architrave in pietra, chiuso originariamente da una lastra monolitica. All’interno sono stati rinvenuti un sarcofago e tre urne in peperino, accompagnati da un corredo che comprende una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta.

Tomba A con le urne (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)Tomba A: specchio (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)Tomba A: vasi (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

La Tomba B, probabilmente leggermente più recente, era chiusa da grandi blocchi di tufo. L’interno presenta banchine laterali per le deposizioni; tra i resti scheletrici si segnala un individuo adulto con evidenza di trapanazione chirurgica sul cranio, elemento di grande interesse bioarcheologico.

Tomba B (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Le due tombe dovevano essere originariamente caratterizzate da una facciata monumentale in blocchi di tufo, in parte asportati e reimpiegati già in età romana. La qualità architettonica e la monumentalità del complesso indicano l’appartenenza a una gens facoltosa, attiva in questo settore del suburbio.

Le vasche monumentali: funzioni ancora aperte

Particolarmente rilevante è la scoperta di due grandi vasche monumentali, databili al II secolo a.C., che pongono interrogativi complessi sulla loro funzione.

La vasca est, di circa 28 × 10 metri e profonda 2,10 metri, è costruita in opera incerta con rivestimento originario in intonaco bianco. Presenta nicchie voltate, un dolio inglobato nella muratura e una rampa in blocchi di tufo che non raggiunge il fondo. Era alimentata da un sistema di canalette collegate sia al corso d’acqua sia al pendio circostante. L’abbandono si colloca tra I e II secolo d.C.

Vasca est: panoramica (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)Vasca est vista dal drone (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

La vasca sud, scavata nel banco tufaceo, misura 21 × 9,2 metri con una profondità di circa 4 metri. È dotata di una rampa basolata di accesso, seguita da una seconda rampa in cementizio pavimentata con lastre rettangolari. Le analogie con la vasca di Gabii, interpretata come struttura a funzione sacra, aprono alla possibilità di un uso cultuale, anche se mancano al momento evidenze definitive.

Vasca sud (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)La vasca sud vista dal drone (foto ©Soprintendenza Speciale di Roma)

Prospettive di studio e valorizzazione

Lo scavo, ancora in corso, sarà seguito da uno studio complessivo finalizzato alla valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di restituire alla collettività un segmento significativo del paesaggio antico romano, in cui infrastrutture, culto e sepolture convivono in una relazione complessa e stratificata.

Nota: Gli scavi sono stati condotti sul campo da una squadra di archeologi della Società Kleos Srls: Davide Mancini e Valerio Spaccini coordinatori, Michele D’Alò, Daniele Micozzi, Mariele Proietti, Erika Pischedda, Andrea Zocchi, insieme ad operai specializzati della Cogetras. Lo scavo dei resti antropologici è stato svolto dall’antropologo Andrea Battistini.
PROPRIETÀ: CPI property group

SOPRINTENDENZA SPECIALE DI ROMA
Daniela Porro, Soprintendente Speciale
Fabrizio Santi, direttore scientifico dello scavo
Paola Serangeli e Fabrizio Corsi, assistenti

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Vista aerea di un sito archeologico con scavi in corso, circondato da vegetazione e recinzioni arancioni.Vista aerea di un terreno in fase di scavo, con linee di terreno smosso e un albero spoglio. Una strada è visibile sullo sfondo.Fossato archeologico con una regolare pendenza, accompagnato da un'asta di misurazione colorata e un oggetto metallico in primo piano.

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