Roma, al Casino Nobile di Villa Torlonia conclusi i lavori di manutenzione: la villa nobiliare ottocentesca torna al pieno splendore
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➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-c7H
Roma, al Casino Nobile di Villa Torlonia conclusi i lavori di manutenzione: la villa nobiliare ottocentesca torna al pieno splendore
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Roma | La Casa dei Grifi riapre al pubblico dopo il restauro: dal 3 marzo visite in “real time” sul Palatino
Elena Percivaldi
Il Parco archeologico del Colosseo apre al pubblico dal 3 marzo 2026 la Casa dei Grifi, uno dei complessi residenziali di età repubblicana più antichi e meglio conservati del Palatino. L’intervento rientra nel secondo dei dieci progetti finanziati dal PNRR Caput Mundi, nell’ambito della Missione 1 – Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo, e rappresenta un caso emblematico di integrazione tra tutela, ricerca scientifica, restauro e nuove forme di accessibilità.
Foto Simona Murrone © Ministero della CulturaIl progetto, concluso nel dicembre 2024 nel rispetto delle tempistiche previste dal Piano, ha visto come Responsabile unico del procedimento Federica Rinaldi, con Aura Picchione alla direzione dei lavori. L’intervento ha interessato sia le strutture sia le superfici decorate, affiancando alle operazioni di consolidamento e restauro un articolato sistema di valorizzazione tecnologica pensato per rendere fruibile un sito strutturalmente fragile e difficilmente accessibile.
Una domus repubblicana preservata dall’oblio
La Casa dei Grifi è convenzionalmente datata tra la fine del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. e venne riportata alla luce nel 1912 durante gli scavi diretti da Giacomo Boni. La domus deve il proprio nome ai due grifi in stucco bianco raffigurati all’interno della lunetta di uno degli ambienti ipogei: animali fantastici con testa d’uccello e corpo di felino, disposti araldicamente ai lati di un rigoglioso cespo d’acanto, su fondo rosso.
La casa si articola su più livelli, adattandosi al pendio del colle, e deve il suo straordinario stato di conservazione a un processo di obliterazione precoce avvenuto già nei primi anni dell’età imperiale. La costruzione dei grandi complessi palaziali dei Flavi – la Domus Flavia e la Domus Augustana – attraversò fisicamente i livelli della domus repubblicana, compromettendone l’assetto planimetrico ma proteggendone le superfici decorate da ulteriori trasformazioni e spoliazioni.
Foto Simona Murrone © Ministero della CulturaGli ambienti conservano oggi un palinsesto stratificato di almeno tre secoli di utilizzi, rifunzionalizzazioni e abbandoni, leggibile nelle murature, nei pavimenti e nelle decorazioni parietali.
Gli ambienti ipogei e le decorazioni pittoriche
Il livello inferiore della domus, ipogeo, è quello di maggiore interesse conservativo, ma anche il più problematico dal punto di vista della fruizione. Vi si accede tramite una scala molto ripida, che rende impossibile una visita diretta generalizzata.
Si conservano otto ambienti, con pareti decorate da pitture parietali associate a stucchi e pavimenti a mosaico a tessere bianche, spesso incorniciati da fasce nere e inserti policromi. Le pitture rappresentano alcuni degli esempi meglio conservati di illusionismo architettonico di età repubblicana: colonne, lesene e podi, un tempo realizzati in stucco plastico, sono qui resi con grande perizia pittorica.
Foto Simona Murrone © Ministero della CulturaParticolarmente significativo è il grande ambiente centrale, dove le pareti simulano un colonnato su podio aggettante davanti a una sequenza di ortostati e pannelli marmorei dipinti, creando l’illusione di un ricco apparato architettonico. Il pavimento è decorato da un tessellato a bianco e nero con pseudo-emblema centrale, bordato in rosso antico e arricchito da cubi prospettici ottenuti mediante l’accostamento di materiali lapidei di diverso colore: palombino, calcare marnoso verde del nord Lazio e ardesia nera.
Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura“Consolidare il consolidato”
La complessità del contesto archeologico ha richiesto un progetto strutturale altamente calibrato, diretto da Stefano Podestà, capace di mediare tra tutela, nuove esigenze di fruizione e interventi pregressi. La sfida principale è stata quella di “consolidare il consolidato”, confrontandosi con opere realizzate nel corso del Novecento e oggi non più pienamente rispondenti ai criteri attuali di durabilità e reversibilità.
Gli interventi hanno riguardato il rinforzo della copertura in legno lamellare realizzata alla fine del XX secolo, mediante protesi in legno e acciaio alle testate degradate delle travi del terrazzamento superiore, nonché iniezioni di malte a base di calce idraulica per il ripristino della continuità muraria in stati fessurativi ormai quiescenti.
Foto Simona Murrone © Ministero della CulturaUn ulteriore intervento ha interessato la realizzazione di un nuovo spazio di accesso, caratterizzato da una struttura in acciaio che dialoga con la volta rampante dello scalone monumentale, senza interferire con le strutture archeologiche. Il doppio rivestimento in lamiera microforata, interno ed esterno, ripropone il profilo mancante del vano scala del Palazzo Flavio e garantisce totale reversibilità.
Il restauro delle superfici decorate
Il restauro delle pitture murali, coordinato da Angelica Pujia e Francesca Isabella Gherardi, ha restituito la brillantezza cromatica e la finezza compositiva delle decorazioni, a lungo occultate da depositi superficiali, incrostazioni e alterazioni dovute a precedenti interventi.
Le superfici sono state consolidate, stuccate e pulite, anche mediante strumentazione laser, consentendo di recuperare dettagli altrimenti illeggibili. Particolare attenzione è stata riservata alle figure in stucco dei grifi, riportate alla cromia originale, così come al rosso intenso degli sfondi delle lunette e alla resa minuta dei girali di acanto.
La visita in real time: un nuovo modello di accessibilità
Per preservare il microclima e l’integrità delle superfici decorate, è stata ideata una visita in modalità real time che non ha precedenti nel panorama archeologico italiano. I visitatori vengono accolti in un ambiente protetto, da cui assistono alla proiezione in diretta streaming della visita guidata, condotta da una guida munita di videocamera all’interno degli ambienti ipogei.
Foto Simona Murrone © Ministero della CulturaDurante il percorso, un sofisticato impianto illuminotecnico attiva dieci scenari luminosi progressivi, studiati per accompagnare la narrazione e valorizzare selettivamente mosaici e pitture. Il ritorno avviene con una diversa scenografia, che mette in evidenza le strutture tarde responsabili dell’abbandono della domus.
La visita è arricchita da video di ricostruzione tridimensionale, dedicati alla topografia del Palatino e alla ricostruzione integrale della casa, realizzati da Katatexilux con la supervisione scientifica di Roberta Alteri, Paola Quaranta e Federica Rinaldi.
Impianti, domotica e accessibilità aumentata
Gli interventi impiantistici, realizzati da Comoli Ferrari, hanno riguardato l’illuminazione, i sistemi domotici, la trasmissione dati e l’audio-video. L’illuminazione utilizza proiettori LED ad altissima resa cromatica (CRI 98), con ottiche differenziate per luce diffusa e per la valorizzazione puntuale dei dettagli, integrati in un sistema DALI che consente la modulazione delle scenografie luminose.
Il sistema domotico controlla anche la qualità dell’aria, monitorando temperatura e umidità a tutela della conservazione, mentre la trasmissione dati è garantita da una rete Wi-Fi potenziata, progettata per superare le criticità di ambienti con murature di oltre un metro di spessore.
L’impianto audio-video consente la proiezione verticale delle immagini in diretta e dei contenuti ricostruttivi, rafforzando il contrasto tra realtà archeologica e virtualità. Una mappa tattile con testi in italiano, inglese e braille completa il progetto di accessibilità.
Un modello per la valorizzazione futura
Le visite sono programmate ogni martedì, a partire dal 3 marzo, alle 14.00 in italiano e alle 15.00 in inglese, con accesso riservato ai possessori di Forum Pass SUPER e integrazione per la visita guidata di 8 euro.
Come sottolineato da Alfonsina Russo, il format “Casa dei Grifi in real time” ambisce a diventare un modello per future iniziative di divulgazione archeologica digitale, mentre per Simone Quilici rappresenta un esempio virtuoso di integrazione tra archeologia e tecnologia destinato a fare scuola.
ℹ️ INFORMAZIONI UTILI
✅ Come visitare la Casa dei Grifi
📍 Via Sacra, Arco di Tito
📅 Dal 3 marzo 2026
🌐 Info: www.colosseo.it
✨ 𝗦𝗮𝗻 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗮 𝘀𝗽𝗹𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲: 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘂𝗿𝗶
#SanMarco #Venezia #Restauri #PatrimonioCulturale #Mosaici #ArteBizantina #BasilicadiSanMarco
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https://storiearcheostorie.com/2025/12/21/restauro-basilica-san-marco-venezia/
Pavoni, maschere teatrali e ambienti inediti: nuovi affreschi riaffiorano nella Villa di Poppea a Oplontis | TUTTE LE FOTO E I VIDEO
Elena Percivaldi
Ancora sorprese da Oplontis. L’articolato intervento di scavo e restauro in corso nel sito di Torre Annunziata sta restituendo nuove e sorprendenti informazioni sulla Villa di Poppea, una delle residenze aristocratiche più sontuose dell’area vesuviana. Al centro dell’attenzione è il cosiddetto “salone della Maschera e del Pavone“, ambiente di rappresentanza decorato in II stile pompeiano, da sempre noto per la raffinatezza del suo apparato pittorico.
La villa e le planimetrieStralcio planimetrico area di scavo con i nuovi ambienti; Oplontis villa A area scavo.Stralcio planimetrico area di scavo con ambienti numerati; Oplontis villa A area scavo.Stralcio planimetrico villa A ambienti 13-19 con ipotesi porticato; Oplontis villa A.Stralcio planimetrico giardino S-E ambienti 40-59; Oplontis villa A.Dallo scavo, avviato di recente, stanno affiorando nuovi lacerti di affresco, con colori straordinariamente vividi: figure di pavoni, maschere sceniche e dettagli ornamentali che ampliano e precisano la lettura iconografica dell’ambiente.
Il cantiere di scavo. Dettaglio sezione Sud con evidenze geoarcheologiche; Oplontis villa A area scavo settore 3.“Nonostante le tracce presenti e gli sforzi interpretativi fatti al tempo dei primi scavi, il reale andamento di questo ambiente e di quelli vicini fino ad oggi conservava molte incertezze che l’attuale intervento di scavo potrà chiarire – spiega il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – oltre a mettere in luce nuove porzioni decorate con straordinari dettagli e colori, di cui già possiamo ammirare qualche anteprima.”
La video intervista a Zuchtriegel
Pavoni, maschere e simboli teatrali
Tra le scoperte più significative spicca una pavonessa integra, dipinta in posizione speculare rispetto al pavone maschio già noto sulla stessa parete. Di grande interesse anche i frammenti con una maschera della Commedia Atellana, identificata come Pappus, personaggio grottesco e caricaturale, in contrasto con le maschere tragiche presenti nello stesso salone.
La maschera di Pappus. Dettaglio maschera affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dettaglio ambiente 15, affresco in II stile “pavonessa” parete Ovest; Oplontis villa A area scavo settore 2.Emergono inoltre porzioni di affresco con un tripode dorato inscritto in un oculus, motivo che trova un interessante confronto con un altro tripode, questa volta in bronzo, raffigurato su una parete opposta: un gioco di rimandi simbolici e decorativi che conferma l’altissimo livello culturale del programma figurativo.
Una parte degli affreschi rinvenutiGiardini, nuovi ambienti e paesaggio antico
Lo scavo ha restituito anche le impronte di alberi, ottenute grazie alla tecnica dei calchi, che documentano un giardino organizzato secondo uno schema ornamentale rigoroso, in dialogo con il porticato meridionale. Le specie arboree potrebbero essere affini a quelle già individuate in passato, come l’olivo, confermando la continuità del progetto paesaggistico.
Calco dell’alberoCalco dell’alberoDi rilievo anche l’individuazione di quattro nuovi ambienti, che portano a oltre cento il numero complessivo dei vani noti, tra cui un ambiente absidato probabilmente collegato al settore termale. Interessante, infine, il riconoscimento di un paleoalveo, formatosi verosimilmente dopo l’eruzione del 1631, che aiuta a comprendere l’evoluzione del paesaggio urbano lungo l’attuale via dei Sepolcri.
Dettaglio tripode parte superiore (coperchio?) affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dettaglio facciata Nord colonna 6; Oplontis villa A area scavo settore 3.Dettaglio tripode parte inferiore affresco II stile parete Ovest ambiente 15; Oplontis villa A area scavo settore 2.Dai restauri emergono cromie intense e nuovi dettagli
Parallelamente allo scavo è in fase avanzata il restauro di due preziosi cubicola, ambienti destinati al riposo, decorati con stucchi, affreschi, volte dipinte e mosaici. Il primo presenta pitture in II stile con architetture illusionistiche e finti marmi; il secondo, in III stile, mostra fondi monocromi e motivi floreali ed era probabilmente in ristrutturazione al momento dell’eruzione.
I colori vividi degli affreschi della Villa di Poppea a Oplontis, riemersi anche grazie ai restauriGli interventi stanno restituendo cromie intense, dettagli pittorici e l’uso raffinato di pigmenti come il blu egizio, riportando alla piena leggibilità uno dei complessi decorativi più eleganti di Oplontis.
I risultati delle indagini sono illustrati in un articolo dell’e-journal degli scavi di Pompei, consultabile in Open Access.
La videointervista ad Arianna Spinosa, architetto e funzionaria responsabile del sito di Oplontis
Tutte le foto: ©Parco Archeologico Pompei
📘 Fonte scientifica (primaria)
🏰 “𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗲𝘃𝗮𝗹𝗶 𝗶𝗻 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼𝘃𝗲”: 𝗮 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗲𝘇𝘇𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗜𝘀𝗼𝗹𝗮
📅 Appuntamento il 1° e il 2 dicembre al Centro Regionale Progettazione e Restauro
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#castelli #sicilia #beniculturali #restauri #valorizzazione
https://storiearcheostorie.com/2025/11/29/castelli-medievali-sicilia-congresso-palermo/
Catacombe di Commodilla, la basilica ipogea dei Santi Felice e Adautto torna a splendere
Elena Percivaldi
Un nuovo tassello del patrimonio paleocristiano di Roma torna a risplendere. Dopo anni di lavori, la basilica ipogea dei Santi Felice e Adautto e il cubicolo di Leone nelle catacombe di Commodilla sono stati restituiti alla loro bellezza originaria grazie a un complesso intervento di restauro promosso dalla Fondazione Heydar Aliyev della Repubblica dell’Azerbaigian, guidata da Mehriban Aliyeva, e realizzato in collaborazione con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
L’inaugurazione si è tenuta ieri, 16 ottobre, alla presenza della stessa Aliyeva, del presidente della Pontificia Commissione monsignor Pasquale Iacobone, del cardinale Gianfranco Ravasi, dell’ambasciatore azero presso la Santa Sede Ilgar Mukhtarov e del presidente dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri.
Una collaborazione ormai consolidata
L’intervento nelle catacombe di Commodilla rappresenta l’ultimo capitolo di una collaborazione ormai decennale tra il Vaticano e la Fondazione Heydar Aliyev. L’accordo siglato nel 2021 ha proseguito un percorso avviato già anni prima e che ha portato alla riqualificazione delle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro ad duas lauros e alla messa in sicurezza della collezione di sarcofagi di San Sebastiano fuori le mura, con un nuovo allestimento museale.
Si tratta di un esempio virtuoso di diplomazia culturale, dove l’impegno filantropico si traduce in tutela concreta di beni comuni all’umanità. Come ha sottolineato monsignor Iacobone, «ogni restauro è un atto di custodia e di memoria, che restituisce voce e forma alle radici spirituali dell’Europa».
Le catacombe di Commodilla: storia di un luogo sacro
Il complesso delle catacombe di Commodilla, situato lungo la via delle Sette Chiese nel quartiere Ostiense, è tra i più ricchi e importanti della tradizione paleocristiana.
Foto: Profilo Instagram Ambasciata Azerbaigian Santa SedeScavate in un banco di pozzolana su tre livelli, le gallerie nacquero come cava e furono poi trasformate in area sepolcrale a partire dal IV secolo, quando vi furono deposte le reliquie dei martiri Felice e Adautto, vittime delle persecuzioni di Diocleziano (284-305).
Foto: Profilo Instagram Ambasciata Azerbaigian Santa SedeA loro fu dedicata una basilica ipogea che divenne presto meta di pellegrinaggi e luogo di culto prestigioso, tanto da essere menzionata nel Liber Pontificalis e oggetto di restauri da parte di vari pontefici fino al IX secolo. Nel corso del Medioevo, però, l’area conobbe un progressivo abbandono, fino a essere riscoperta da Orazio Marucchi grazie agli scavi eseguiti tra il 1903 e il 1905 dalla Pontificia commissione di archeologia sacra.
Il nome di Commodilla, che designa il complesso, deriva probabilmente da una matrona cristiana che possedeva il terreno e mise a disposizione l’area per le sepolture dei confratelli. Oggi il sito si trova all’interno del Parco di Villa Serafini, in via Giovannipoli, e costituisce uno dei cuori più suggestivi del cristianesimo sotterraneo romano.
Foto: Profilo Instagram Ambasciata Azerbaigian Santa SedeLa basilica ipogea dei Santi Felice e Adautto
Fulcro del complesso è la basilichetta sotterranea, dedicata ai due martiri.
L’ambiente conserva sulle pareti affreschi di grande importanza per la storia dell’arte paleocristiana, come la raffigurazione di Felice e Adautto in abiti liturgici e la celebre Traditio Clavium, la “consegna delle chiavi”, in cui Cristo, seduto sul globo, affida le chiavi a Pietro, alla presenza di Paolo, Stefano, Felice e Adautto. A lato compare la figura della martire Merita, un personaggio poco noto ma di enorme interesse, perché la sua immagine è l’unica conservata integralmente: un raro esempio di rappresentazione femminile nel ciclo pittorico delle catacombe.
Le pitture, offuscate da concrezioni calcaree e depositi, sono state riportate alla luce grazie a una pulitura laser a bassa potenza, che ha permesso di rimuovere le incrostazioni senza danneggiare i pigmenti originari. Sono stati inoltre utilizzati prodotti “green” e nanotecnologici consolidanti, studiati per rispettare il fragile equilibrio microclimatico del contesto ipogeo.
Il cubicolo di Leone: una perla dell’arte paleocristiana
Particolarmente significativo è il cubicolo di Leone, così chiamato dall’iscrizione che menziona un certo Leo officialis annonae, funzionario imperiale legato alla distribuzione del grano. Questo ambiente, decorato da un ciclo pittorico di straordinario valore, è tra i punti più alti della pittura catacombale romana. Vi compaiono scene di carattere simbolico e liturgico che testimoniano il linguaggio figurativo della Roma cristiana del IV secolo, in bilico tra classicità e nuova spiritualità.
Foto: Profilo Instagram Ambasciata Azerbaigian Santa SedePrima dei lavori, il cubicolo versava in condizioni precarie a causa di infiltrazioni e cedimenti; è stato quindi consolidato con materiali fibro-rinforzati in carbonio, una tecnica innovativa che garantisce stabilità strutturale senza alterare l’aspetto originale.
L’iscrizione “Non dicere ille secrita a bboce”: la voce più antica del volgare
Fra i tesori più celebri di Commodilla spicca un graffito in lingua volgare, tracciato in una delle pareti della basilica dei martiri Felice e Adautto. L’iscrizione recita: “Non dicere ille secrita a bboce“, che significa “Non pronunciare a voce alta le parole segrete”. Di datazione incerta – ma comunque prima del IX secolo -, secondo alcuni studiosi potrebbe essere la più antica attestazione di lingua volgare italiana.
La frase aveva una funzione pratica: ricordava al celebrante di non recitare ad alta voce le secrete, cioè le preghiere della Messa che, secondo la liturgia, dovevano essere pronunciate a bassa voce perché rivolte solo a Dio.
Il graffito, con la sua ortografia oscillante e spontanea, testimonia il passaggio dal latino al volgare e costituisce una fonte di eccezionale valore per la storia linguistica e religiosa dell’Italia altomedievale. È un frammento di parlato trasformato in scrittura, nato in un luogo di culto ma capace di raccontare l’evoluzione di un’intera civiltà.
Tecniche e principi di restauro
Il restauro delle catacombe di Commodilla è stato condotto secondo criteri scientifici avanzati, con l’obiettivo di preservare la materia originale e garantire la compatibilità ambientale degli interventi.
Le operazioni hanno previsto, più in particolare, i seguenti interventi:
Si è così riusciti a restituire piena leggibilità ai dipinti senza alterarne la patina storica, rispettando la stratificazione temporale che rende il complesso una “palinsesto” di fede, arte e memoria.
Verso la riapertura al pubblico
Con la conclusione dei lavori, il progetto della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra punta ora alla riapertura delle catacombe di Commodilla al pubblico.
Foto: Profilo Instagram Ambasciata Azerbaigian Santa SedeL’obiettivo è inserire il sito nel circuito delle visite dei complessi ipogei di Roma, accanto a quelli di San Callisto, Domitilla e Priscilla. L’intento è duplice: da un lato valorizzare un patrimonio finora poco conosciuto, dall’altro favorire una conoscenza diretta del cristianesimo delle origini, in un luogo che custodisce insieme la memoria del sacrificio dei martiri e l’evoluzione del linguaggio artistico e teologico tardoantico.
Come ha ricordato il cardinale Ravasi, «ogni volta che si entra in una catacomba, si discende non solo nella terra, ma nella storia stessa della fede cristiana, in quel crocevia dove l’arte diventa teologia e la parola si fa immagine».
Un patrimonio da condividere
Il restauro di Commodilla va dunque ben oltre l’intervento tecnico per assumere profondi connotati culturali e simbolici: getta infatti un ponte tra mondi diversi — Oriente e Occidente, scienza e fede — uniti nel riconoscimento di un’eredità comune.
Grazie all’impegno congiunto della Fondazione Heydar Aliyev, della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e di un’équipe di restauratori e studiosi altamente specializzati, oggi possiamo tornare a leggere, nelle ombre del sottosuolo romano, la luce di una delle pagine più antiche e universali del cristianesimo.
Le catacombe di Commodilla, con i loro intensi affreschi e la voce fragile del primo volgare, raccontano il dialogo continuo tra arte e fede: un racconto che, a distanza di sedici secoli, parla ancora al presente con la forza silenziosa e la profondità delle origini.
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L’affascinante chiesa medievale che si mimetizza in mezzo ai prati d’Islanda
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=42178
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Un capolavoro medievale di 𝐅𝐢𝐫𝐞n𝐳𝐞 / 𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐮𝐚 𝐥𝐢𝐠n𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 “𝐁𝐞n𝐭𝐨𝐫n𝐚𝐭𝐚” 𝐬𝐩𝐥𝐞n𝐝𝐞 𝐝𝐢 n𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐮𝐫𝐨
Un capolavoro trecentesco di Giovanni Fetti restituito alla Basilica di San Lorenzo grazie al lavoro degli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure.
Leggi i particolari su @storieearcheostorie
@opificiodellepietredure
#arte #restauri #medioevo #firenze
https://storiearcheostorie.com/2025/02/19/restauro-della-bentornata-firenze/
Riapertura di Notre-Dame: cerimonia questa sera ore 19 a Parigi https://www.liberoreporter.it/2024/12/esteri/riapertura-di-notre-dame-cerimonia-questa-sera-ore-19-a-parigi.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=mastodon #NotreDame #Parigi #Restauri #Riapertura #Cattedrale
Il prodotto di oggi: lucidatura a base di unto di gomito (scatola con giochi multipli anni 1960)
#lavorifattibene
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#perocherotturadiballe
#RESTAURI / I lavori nella Cattedrale di Palermo confermano: è uno scrigno ricco di tesori
Recuperata la pavimentazione cosmatesca e restaurato il trono reale di marmo con tarsie musive, del XIII secolo e una "muqarnas" islamica.
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#RESTAURI / Sulle tracce di #sanVigilio: riapre oggi la Basilica paleocristiana di #Trento (con visori per la realtà virtuale immersiva)
The early Christian basilica of San Vigilio in Trento, #Italy reopens today after restoration
📌 Dettagli, foto e video su @storieearcheostorie : https://wp.me/p7tSpZ-5E7
#RESTAURI / Sulle tracce di #sanVigilio: riapre oggi la Basilica paleocristiana di #Trento (con visori per la realtà virtuale immersiva)
The early Christian basilica of San Vigilio in Trento, #Italy reopens today after restoration
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Rovine e disastri romani https://www.dinamopress.it/news/rovine-disastri-romani/ #GiuseppedeiFalegnami #caoscompetenze #Primopiano #restauri #crollo