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II° – Che cos’è la fantascienza?

img generata da IA – dominio pubblico

di G. Spagnul

Il testo analizza la fantascienza come dispositivo culturale nel senso foucaultiano, capace di intrecciare potere, sapere e immaginario collettivo. Riprendendo Caronia, Foucault e Deleuze, la fantascienza viene letta non solo come strumento di consenso o evasione, ma come spazio dialettico in cui il pubblico mantiene una quota di creatività e risposta. Essa incarna la tensione tra scienza e fantasia, producendo novità e trasformazione. Nel Novecento ha accompagnato il passaggio dalla società disciplinare a quella del controllo. La <<morte>> della fantascienza indica quindi la crisi di un dispositivo storico e l’emergere di nuove forme dell’attuale. A questo link è possibile leggere il primo articolo sul tema.

Non avevo mai incontrato una ragazza hippy che si interessasse di fantascienza, prima d’ora; mi ha tenuto ore e ore a parlare di filosofia, di Dio, di dischi volanti e della saggezza esoterica degli antichi Egizi, e in tutte queste cose intesseva il filo della fantascienza.” (Philip K. Dick 2014, p.47) ¹


Nella propria copia del secondo numero della rivista «Calibano»2 dedicata alla forme letterarie di massa, Antonio Caronia sottolinea (pratica per lui alquanto insolita) ed evidenzia, segnalandola in apertura del volume, la pagina 120 dell’articolo di Guido Carboni che parla di una sorta di ambivalenza, di necessaria dialettica tra chi vuole manipolare il pensiero altrui e chi si trova a subire la suddetta manipolazione: «sappiamo che i persuasori occulti possono persuaderci quasi di qualsiasi cosa, ma per farlo devono rispettare la legge fondamentale della retorica; per persuadere, per manipolare anche ideologicamente qualcuno bisogna accettarne almeno in parte le premesse, i bisogni di fondo. Qualsiasi modello che cerchi di interpretare la funzione sociale della letteratura di massa deve far posto a questa dialettica di risposta delle masse, restituire loro almeno un minimo di iniziativa e creatività, anche quando non siano politicamente organizzate. Forse così si riesce anche ad evitare di cadere in una delle varianti di quelle che già Umberto Eco nel 1964 definiva come atteggiamento apocalittico, e cioè di leggere la letteratura di massa solo come proiezione diretta di un meccanismo capitalistico, conscio o inconscio, di creazione del consenso; oppure come rimozione consolatoria, sfogo nel fantastico per sradicare le tensioni reali: che poi non è altro che l’altra faccia della stessa medaglia. Le ipotesi sono entrambe sostanzialmente vere per la letteratura di massa nel suo complesso e perché, a meno di un profondo cambiamento rivoluzionario, il meccanismo di assestamento, di creazione del consenso finisce col recuperare tutto o quasi. E tuttavia finiscono con l’appiattire completamente il panorama in questa ipotesi di negatività totale che alla fine della ricerca non può che ritrovare eternamente se stessa e rischia di oscurare la dinamica concreta in cui questi fenomeni si collocano; i come e i perché specifici di questo controllo»3.
Quando Caronia prende nota di queste pagine è ancora lontano dal conoscere in modo adeguato il pensiero di un filosofo come Michel Foucault4, pur apprezzandone il discorso sul potere e sulla società disciplinare, altrimenti avrebbe potuto cogliere l’importanza del concetto di dispositivo per comprendere al meglio quella dinamica concreta in cui questi fenomeni si collocano e in modo particolare quello del cosiddetto genere fantascientifico che qui ci interessa.
Dreyfus e Rabinow nel loro fondamentale La ricerca di Michel Foucault5 ci dicono che secondo la definizione di Foucault si ha un dispositivo laddove si riesca ad isolare «strategie di rapporti di forza che fanno da supporti ad alcuni tipi di sapere, che a loro volta diventano supporto di tali rapporti». Pur non avendo mai definito in modo esplicito cosa Foucault stesso intendesse con questo termine, nella sua, pur sommaria definizione, evidenzia la capacità di isolare, e quindi di interpretare, al di là di ogni pretesa di ricerca di verità soggiacenti, «quelle pratiche culturali che presenti nella nostra cultura [sono state] utilizzate come strumenti per la costituzione dell’individuo moderno, inteso sia come oggetto che come soggetto».
La fantascienza, quella forma di letteratura che, per dirla con Ballard, è stata l’immaginario portante del XX secolo, ne costituisce l’aspetto più estremo e più tardo. Sul limite della modernità è lode del suo successo e canto funebre del suo visibile processo di rapida consumazione. E allora ecco che quella particolare produzione di storie fantastiche che per la prima volta riescono ad operare una coniugazione tra due opposti apparentemente inconciliabili di fantasia e scienza (quello spregiudicato matrimonio tra opinione e verità) tramite lo strumento tecnico del dispositivo acquistano una loro esplicabilità come «una forma di vita costituitasi storicamente, come dice Wittgenstein [senza] alcuna essenza né alcuna stabilità, e nessuna unità nascosta e soggiacente». Ma che nonostante ciò possiede una propria specifica coerenza.
Seguendo la filosofia dei dispositivi foucaultiani Deleuze6ci avverte che una delle importanti conseguenze che ne deriva è il «cambiamento di orientamento che si distingue dall’Eterno per rivolgersi al nuovo». La novità, non nei termini di moda e originalità, bensì di creatività. Novità che si enuncia nella «misura in cui può comprendere enunciati contraddittori». E scienza e fantasia sono indubbiamente due termini in evidente contraddizione tra loro, che vanno a formare nello stesso dispositivo quel «contenuto di novità e creatività che indica contemporaneamente la capacità di trasformarsi o già di incrinarsi a favore di un dispositivo futuro».
Il senso della dichiarazione più volte reiterata e sempre ostracizzata dai solerti critici amici o nemici (dagli amici mi guardi Iddio) della morte della fantascienza, seguita dall’esclamazione “viva la fantascienza!”, da parte di Antonio Caronia, sta tutto qui. La consapevolezza che «noi apparteniamo a dei dispositivi e agiamo in essi». E soprattutto che in ogni dispositivo occorre «distinguere ciò che siamo (ciò che non siamo già più) e ciò che stiamo diventando: ciò che appartiene alla storia e ciò che appartiene all’attuale».
Il dispositivo fantascientifico novecentesco ha agito in piena continuità e aderenza con lo sviluppo tecnoscientifico, nella sua esponenziale accelerazione. Accompagnandoci per mano lungo la storia di ciò che poco a poco cessiamo di essere, cioè quella società chiusa, disciplinare che viene assorbita e inglobata nell’attualità, quella novità che si sta disegnando «in disposizioni di controllo aperto e continuo».

«Foucault concorda con Burroughs che annuncia il nostro avvenire controllato piuttosto che disciplinato». È un passaggio sancito dalla rottura del vecchio dispositivo fantascientifico a favore di uno nuovo che può essere compreso solo nella presa in carico di una soluzione di continuità che sancisca la novità che si sta creando nell’attuale, ciò che appartiene al divenire a discapito «di ciò che appartiene alla storia». Nel desiderio di continuità, di negare cesure drastiche e destabilizzanti si ritrova tutta l’ansia e il timore di dover abbandonare le statiche contrapposizioni di campi ben definiti, di confini consolidati, uno per tutti: ciò che è cultura da ciò che è politica.

Note

  1. Philip  K. Dick, The Dark-Haired Girl, Fanucci, Rome 2014, p.  47.
  1. Guido  Carboni, Un matrimonio ben riuscito?,In: Il nuovo e il sempre uguale. Sulle forme letterarie di massa, «Calibano 2», Savelli, Rome  1978, p.  120. Copy preserved in the Bibliotork at the “Cascina AutogestitaTorchiera” (Milan). https://torchiera.noblogs.org/bibliotork-interzona-caronia/
  2. Fredric  Jameson, Signs of the Visible, Donzelli, 2003, p. 36. (An important analysis of the same line of reasoning: mass-culture works cannot be ideological without also being implicitly or explicitly utopian; they must contain a genuine “fantastic bait” that manipulates the audience, linking collective anxieties and hopes.)
  3. Antonio  Caronia, Quando i marziani invadevano Milano. http://un-ambigua-utopia.blogspot.it/2014/12/antonio-caronia-quando-i-marziani.html
  4. H.  L.  Dreyfus & P.  Rabinow, La ricerca di Michel Foucault, La casa Usher, 2010.
  5. Gilles  Deleuze, Che cos’è un dispositivo. Cronopio, 2007.


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AHIDA Per una confederazione di autonomi saperi critici

Una rivista è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze e delle intelligenze soggettive. Tutto quanto saprà esprimere potrà quindi essere diluito, frantumato e ricomposto dal confronto soggettivo.

SELFIE DA ZEMRUDE a cura di Officina Multimediale

Il suo obiettivo è la costruzione di un laboratorio creativo come spazio dove sperimentare scritture non codificate e interazioni tra linguaggi multimediali, generare nuove forme narrative ibride e, quando possibile, far nascere comparti specifici e autonomi.

Officina Multimediale è una crew aperta di appassionati trafficanti di immagini e instancabili rabdomanti di memorie.
Alcuni suoi lavori:
Non Ci Vede Nessuno, CRACK(LAND) Enter the rabid (w)hole, This Arm. DisarmMetrature del Presente

#AHIDA #Burroughs #caronia #controllo #deleuze #dick #distopie #fantascienza #Foucault #guidoCarboni #immaginazione #letteratura #narrazione #persuasione #zemrude
2026-02-26

II° – Che cos’è la fantascienza?

rizomatica.noblogs.org/2026/02

Il testo analizza la fantascienza come dispositivo culturale nel senso foucaultiano, capace di intrecciare potere, sapere e immaginario collettivo. Riprendendo Caronia, Foucault e Deleuze, la fantasc

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2026-02-20

‘ahida’, newsletter della scorsa settimana
ahida
Per una confederazione di autonomi saperi critici. Una rivista è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze e delle intelligenze soggettive. Tutto quanto saprà
differx.noblogs.org/2026/02/20
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2026-02-02

nel comparto “post-poetica” del sito ‘ahida’, alcuni testi da “zootropio”, di beatrice zito

cliccare per leggere

https://www.ahidaonline.com/post/post-poeticaalcunitestidazootropio

i testi vengono dalla raccolta Zootropio èdita da Pungitopo:
https://www.pungitopo.com/poesia1.html
(grazie all’editore e all’autrice per aver concesso la pubblicazione)

le precedenti uscite di post-poetica:
https://www.ahidaonline.com/postpoetica

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2025-12-08

[r] _ ‘ahida’ online: più informazioni

ahida «… che quando non si vede più torna» ahida è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze di tali intelligenze. Tutto quanto sapranno esprimere potrà quindi essere diluito, frantumato e ricomposto dal confronto soggettivo.

Progetto grafico: Andrea Wöhr e H.Peter Vogel Webmaster progettazione sito: Jelena Hadzi-Nicolic Segreteria redazionale: Alessia Pontoriero Partecipazione redazionale: officinamultimediale Coordinamento editoriale: Sergio Bianchi Iconografia: Sergio Bianchi e Roberto Gelini La rivista è strutturata in tre macroaree tematiche: «forme del dominio»; «nuovi calendari»; «remember». Da ogni macroarea discendono dei «comparti» che ne sono le articolazioni. Ogni «comparto» ha un proprio curatore che organizza attorno a sé una miniredazione della quale è responsabile. I comparti fin qui strutturati sono solo alcuni di quelli in progettazione. Una segreteria redazionale e un coordinamento editoriale garantiranno la programmazione delle pubblicazioni, che si prevedono almeno una al giorno dal lunedì al venerdì di ogni settimana. La segreteria redazionale gestisce i social della rivista e la newsletter settimanale.
Partecipano, per ora: Anania ● Behind Bars ● Berra ● Bianchi ● Bocca Gelsi ● Brass ● Caizzi ● Cillo ● Collettiva Interzona ● Corleone ● Costa ● Erba ● D’Amico ● De Simone ● Farina ● Galasso ● Gandini ● Gelini ● Gibertini ● Giovenale ● Manganelli ● Milieu edizioni ● Molho ● Monteleone ● Moroni ● Pancino ● Pasquini ● Pontoriero ● Prieto del Campo ● Quadruppani ● Rinalduzzi ● Silvestri ● Sommariva ● Spagnul ● Steccanella ● Tripodi ● Trotta ● Vanerio ● Varzi ● Violante ● Zenoni Potete iscrivervi alla newsletter nell’apposito form del sito www.ahidaonline.com e mandare le vostre osservazioni a: redazioneahida@gmail.com

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2025-10-25
2025-10-05

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ALCUNI ARTICOLI :

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The other side of the moon # 3: Asia Meridionale, dove l’insurrezione è la regola
di Romeo Orlandi

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# 2 Ambulatorio Medico Popolare: trent’anni di lotta per la salute
a cura di Gianfranco Pancino

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Diritto penale disuguale, garantismo del privilegio e carcere disumano
di Luigi Ferrajoli

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Costruire il partito della sinistra nel Regno Unito: intervista ad Andrew Murray (2)
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In ricordo di Giovanna Ferrara. La paura dura a lungo e la rivoluzione è di tutti
di Graziella Durante

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Cos’è Ahida?

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2025-08-30

su autoproduzione e autogestione nei centri sociali negli anni ottanta e novanta (1995)

“Su ahida online, la rielaborazione di un testo scritto a seguito di un convegno sul tema dell’autogestione e dell’autoproduzione organizzato presso il Forte Prenestino all’inizio del 1995. Nonostante i trent’anni trascorsi credo che i suoi contenuti abbiano ancora una qualche attualità.
In contemporanea alla diffusione di quel testo la rivista ‘DeriveApprodi’ realizzò un numero speciale dedicato ai Centri sociali in quel periodo in rilevante espansione. Il suo coordinamento editoriale vedeva la presenza oltre che di Sergio Bianchi e Mauro Trotta anche quella di Marco Philopat. Per l’occasione la grafica della rivista Andrea Wöhr realizzò un progetto speciale che non venne ripreso nei numeri successivi. La tiratura in mille copie andò presto esaurita e quel numero non fu più ristampato.
Si tratta quindi, a suo modo, di una piccola rarità ora scaricabile e consultabile nel PDF a piede di pagina” (Sergio Bianchi)

https://www.ahidaonline.com/post/archivisuautoproduzioneeautogestioneneicentrisocialineglianniottantaenovanta

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2025-08-20

il 24 agosto si chiude la call for works

CFW: ancora fino al 24 agosto 2025 – ma non oltre – è possibile inviare alla mail unica gammmatica [at] gmail.com proposte di pubblicazione di testi non assertivi (scritture di ricerca) e/o opere grafiche o verbovisive.

non opera omnia, non racconti, non romanzi, non poesie, non tavole parolibere futuriste.

accludere:

  • una dichiarazione di originalità e libera pubblicabilità del materiale (= deve essere esplicitato che è di proprietà esclusiva di chi invia, e che – soprattutto se include materiali anche altrui – è libero da copyright);
  • una liberatoria per la pubblicazione che esclude esplicitamente ogni impegno di carattere economico;
  • una biobibliografia di massimo 10 righe;
  • indirizzo email e postale

solo agli invii che verranno accolti sarà data risposta: se non c’è risposta entro il 30 settembre 2025, il materiale è da considerare non accolto.

lo spazio in rete che pubblicherà il materiale potrà essere uno dei seguenti (l’autrice o autore che invia può inoltre ricevere eventuali richieste di pubblicare opere diverse anche su più di una sede tra queste):

GAMMM

GAMMMATICA (rubrica della rivista cartacea “l’immaginazione”)

ELR – ESISTE LA RICERCA

AHIDA (spazio post-poetica)

COMPOSTXT

PONTEBIANCO

SLOWFORWARD

SCRIPTjr.nl

EEXXIITT

ASEMIC @ Telegram

DIFFERX @ noblogs

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2025-08-08

nuovo testo nel comparto “post-poetica” del sito ‘ahida’: una pagina da “i taglienti”, di daniele poletti (anterem, 2024)

cliccare per accedere

https://www.ahidaonline.com/post/post-poeticaforma1

qui di séguito un’annotazione dell’autore sul testo, in forma più ampia rispetto a quella comparsa sul sito:

Dopo una canzone in stile cinquecentesco destrutturata e installata sulla pagina a mo’ di testo verbo-visivo e un’antiporta che con essa dialoga nel vero e proprio incipit de I taglienti, si avvia la breve sequenza delle FORME, articolata in quattro punti. La prima “forma, di valore semplice o accidentale” può considerarsi come la sinossi delle tematiche che percorrono il libro, con tutte le permutazioni, gli allontanamenti e le specificazioni che poi si produrranno durante il cammino. In questo breve testo, attraverso la metafora economica e psicologica, si dispiega la matrice di tutto il lavoro, che poggia sul concetto di “riconoscimento” e dunque di identità, una forma di morbosa tenaglia del potere che esclude qualsiasi alterità. In senso metaletterario c’è anche una precisa volontà di critica verso gli epigonismi artistici e letterari, frequentati solo per un presunto misero profitto, spesso in battagliette ingaggiate tra poveri. La figura del padre viene evocata e subito tradita nel corrispettivo del pastore, per attivare il focus sul potere e sul dominio fallico dell’altro, che ha come effetto una omologazione universale. Contro questa agnizione, nel discorso diretto del pastore, abominevole atto di falsa misericordia, viene inserita la criccatura dello pseudo suffisso “-non”. Si tratta del paragone per negazione in uso nel linguaggio vedico, che praticamente elimina il “come” sostituendolo con la negazione (ad es. «saldo come una montagna» diventa «montagna-non saldo»). Questo procedimento oltre a fessurare il discorso del potere, dell’autorità, innesca un meccanismo analogico di alterazione del senso che percorrerà tutto I taglienti.

o, in differente sintesi:

I taglienti. Trusioni e sfalci dall’Ordet gemma dall’omonimo film di C.T. Dreyer (1955) e muove, come in quel caso, da un’indagine sul potere della parola per arrivare a contestare ferocemente, attraverso un ampliamento dell’orizzonte storico e culturale di riferimento, la parola del potere. Nel carotaggio enciclopedico del testo rientrano anche le riflessioni di Freud e Marx su economia politica, Simbolico e alienazione, da cui la prima sezione dell’opera, Forme, prende avvio per una lamentazione sul rapporto impari tra individuo e società, individuo e lavoro.

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I taglienti, di Daniele Poletti
2025-08-02

la newsletter di ‘ahida’

chi desidera ricevere la newsletter di ahida può comunicare il proprio indirizzo scrivendomi qui: https://slowforward.net/contact/

oppure inserire la propria mail direttamente nel form del sito stesso.

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maggiori informazioni sulla rivista online qui:  https://slowforward.net/2025/06/09/ahida-online-piu-informazioni/

 

 

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2025-07-22

siti di ricerca letteraria al momento attivi: call for works

CFW: dal 24 luglio al 24 agosto 2025 è possibile inviare alla mail unica gammmatica [at] gmail.com proposte di pubblicazione di testi non assertivi (scritture di ricerca) e/o opere grafiche o verbovisive.

non opera omnia, non racconti, non romanzi, non poesie, non tavole parolibere futuriste.

accludere:

  • una dichiarazione di originalità e libera pubblicabilità del materiale (= deve essere esplicitato che è di proprietà esclusiva di chi invia, e che – soprattutto se include materiali anche altrui – è libero da copyright);
  • una liberatoria per la pubblicazione che esclude esplicitamente ogni impegno di carattere economico;
  • una biobibliografia di massimo 10 righe;
  • indirizzo email e postale

solo agli invii che verranno accolti sarà data risposta: se non c’è risposta entro il 30 settembre 2025, il materiale è da considerare non accolto.

lo spazio in rete che pubblicherà il materiale potrà essere uno dei seguenti (l’autrice o autore che invia può inoltre ricevere eventuali richieste di pubblicare opere diverse anche su più di una sede tra queste):

GAMMM

GAMMMATICA (rubrica della rivista cartacea “l’immaginazione”)

ELR – ESISTE LA RICERCA

AHIDA (spazio post-poetica)

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2025-07-15

nuovo testo nel comparto ‘post-poesia’ di ‘ahida’: due prose di andrea piccinelli

cliccare per leggere

https://www.ahidaonline.com/post/post-poeticaduetestidagliinsetti
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2025-07-07

nuovo testo nel comparto “post-poetica” del sito ‘ahida’: “oil, gas & tapes_ (core sampling)”, di antonio syxty

https://www.ahidaonline.com/post/post-poeticaoilgas-tapes

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Il testo di Antonio Syxty, che tiene insieme (e prende spunto dal)la complessità e le vicende di quarant’anni di storia, si confronta con le radici del contemporaneo peggiore: petrolio, denaro, mezzi militari, distruzione e – in sostanza – morte altrui. E, questo, non senza mescolare il male con frammenti, più o meno apparentemente irrelati, di pseudovita e banalità (un discorso funebre, un museo delle auto, un diario personale, una sorta di canovaccio sospeso tra soggetto e sceneggiatura, con varie schegge di azioni). Le pagine funzionano così come un rapido costante cambio di canale – o affaccendarsi di interferenze – su una sequenza di ‘frame’ tratti da quel ben noto film horror che l’occidente è.

MG

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